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Full text of "Nozze Crivellucci - Brunst. Al professore Amedeo Crivellucci che in questo giorno VII febbraio MDCCCXCV giurando fede di sposo alla gentile signorina Dott. Lidia von Brunst, vede coll' animo commosso di letizia sorridere innanzi a sè l' ore future; augura cordialmente, piena felicità"

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Nozze 

Crivellucci - Brunst. 


PISA P£BBBAIO MDCCCXCV. 




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AL PROFESSORE 


AMEDEO CRIVELLUCCI 

THE IN QUESTO GIORNO 
VII FEBBRAIO MDCCCXCV 

GIURANDO FEDE 1)1 SFUSO ALLA GENTILE SIGNORINA 

dott. LIDIA von BRUNST 

VEDE COLL'ANIMO COMMOSSO 1>I LETIZIA 
SORRIDERE INNANZI A SÈ l'oRE FUTURE 
AUGURA CORDIALMENTE 
PIENA FELICITX 

LEANDRO BIADENE. 



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L’URBAN CORTESE,^ 

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^ M. 

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lei commence Urbane curteise. 


Un snge home de graunt valour, 
Ki jadis vesquist en honur, 

Urbane esteit il apelé, 

4 Ki en sun tens fust amé, 

De sun fiz ceo purpensa 
E de son bon sen li demustra, 

E dist: Chier fiz, ore escotez, 

8 • Si jeo di bien le entendez^ 

Norture vous voille enprendre 
Tant cum vous estes d'age tendre, 
Car pur veir a vous le di 
12 Qe poi vaut le desnurri. 

Al primer, a devise, 

Servez Dieu e sente glise, 

Pere e mere honarez 

1 noe - li retro — 13 AI primer iuH «rio 


V 


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X 4 X 

16 E bele grace vous averez; 

Bone saunte e bone vie 
De ceo vous ne fandrat mie. 

Li bon enfannt deit ester 
20 Devant non «eignur a munger. 

Ne deit a piler s’apoier, 

Ne sa nne char grater, 

Ne rire ne richigner, 

24 Ne nuli ne doit rnober. 

E par tu bone voi un té 
Vous esterez dechaper[on]é. 

De serrize devez enprendre 
28 Ke vous sacb*z tei defendre 
A munger devant la gent 
Cum a nurreture apeni 
Quant bone geni sunt assiz, 

32 E de pain avez "rais, 

Mettez hannapes de cerveise 
Pur fere la gent bien a eise, 

E puis potage tout apres, 

36 En puis sewaunt autre mes; 

Puis en irrez tut entour 
Cura apent a toun labour; 

Curteisement en toute manere 
40 Donnez seroblunt o bele chiere 
Pur les homes solacer 
E belement conforter. 

Si seit apres inanger 

1? fandrm* — 31 m*. 11 u* dell «piler ne « poner — SS mn. rlchWel 
34 Xe a nnll a moker — 40 im. chief 





X 5 K 

44 E de Tewe devez donner 
A baron ou a chivaler, 

Vous [yous] devez engenuler. 

Taunt cuin vostre seignur beit 
48 Engenulir devez de dreit, 

A ta dame ensement 
Cum a norreture apent. 

De langage enpemez 
52 Ke bien entendre le sachez 
Et bien parler devant la gent, 

Cum a narreture apent; 

Car si langage ne savez 
56 Ne aprendre ne voillez, 

L’em purra dire devaunt vous 
Graunt mal e deshonurs. ' 

Si vons aletz en chiminaunt, 

60 Et encountrez petit on grant, 

Yoluntiers lui salnez 
Et belement a lui parlez. 

Si vous aillez cum sourd avant 
64 E ne responez meintenaunt 
Il em vous dirra deshonurs, 

Qe vous estes dedeignou^ 

E que vous ^tes mal nurrì; 

68 De ceo pensez, jeo vous pri. 

Si Tem vous donne petit ou grant, 

Taunt cum vous estes petit enfant, 
Engenulaunt le recevrez 

CO 81 countrei — 61*09 Boti U boncbe orerei (tir) S belement Ini 



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X 6 )( 

72 E belement Ini nierciez; 

Pensez de vos bienfesure 
E le rendez par amare 
Quaunt vous estes de ponwer, 

76 Iceo vous prie, bel fiz chier. 

Ne soiez pas mal disaunt 
A homine ne a femme ne a enfant, 
Ne a nuli dedeignus, 

SO Ceo vous pri pur vos honure. 

Fuetz puteine e hasarderie 
E autre fole compaignie; 

Celui qui est holours e tavernere 
84 Tost arerà gasté ses denere. 

Si riche homiue devenetz 
Belement vous enportez, 

Ne vous portez trop baud 
SS Ne trop simple ne trop haud, 

Mes vous enportez belement 
Cuiu a vostre honur apent. 

Ne soiez pas trop orgoillus, 

Ceo vous prie pur vos honure. 
Orgoille regne un poi adès 
E grauut lionate avient après. 

A autri table ne parlez trop, „ 

06 Que tu ne soiez tenu par sot, 

E autri table ne blamez 

Ne la viaunde que vous raanges, 

Mes volunters le pernez 

71 bel* 


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K 7 x 

100 Munger © beivre qne vous trovez. 

Si femme voillez espouser, 

D© ceo [vous] devez aviser, 

Pernez une femme sag© 

104 Qu© vous ne peise le raarìage. 

Ta femme demeine bien amez 
E antri femme ne desirrez. 

Si vous enfaunz engendrez 
108 Bons mestcrs les enpernez, 

Qe il puissunt par leauté 
Lur vie defendre de poverté. 

Si povrez home devenez 
112 Ja trop dolent ne soiez, 

Car Ihesu Crist omnipotent 
Secours maund'a tout© gent, 

Qui unt a lui bon 1 esperaunc© 

116 En'sewrs les fet sanz dotance. 

Pur ceo devez Dieus prier 
E sa grace mercier. 

Si nul ami avez conquis, 

. 120 De ceo soiez bien apris 

Que ja pur vostre fol delit 
A lui ne facez nul despit: 

Toun amy devez amer 
124 Parfitement en vostre quer. 

• Si nulli [a] vous trespass© 

Ou de fet ou de manace 
Lui ©nvoirez par bone gent 

91 mt. orpoUlna* — 104 ma. U marUgo — 108 botto — 114 «ut. On 
covro — 191 m«. rovo ad treapaaaé — 198 En di*fri ou tn jdooqoo 


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128 


X 8 X 

Qe il face la amendement; 

De Ini ne pernez nule vengannce 
Ne de espeie ne de launce, 

Mes autreraent devez conquere 
132 Vostre dreit par ley de tere. 

Si suge home devenez 
De ceo vous envisez; 

Si nulli devez consailler 
136 Q’ad a vous graunt mestier 
Lui conseillez solum la ley 

£ lui diez la dreite fey; \ 

Ne lui blandiez, jeo vous defend, 

140 Ja pur or ne pur argent, 

Mes lui diez la verité, 

Qne antresi vòns sache gré. 

A nulli ne promectez 
144 La chose que vous ne avez, 

Qar bel prometre e rien donner 
Fet li fol cunforter. 

E si plaidonr devenez 
148 De ceste chose gami seiez, 

Si vous seez en assise 
On en court on en justise. 

Si l*en counte ver tei, 

152 Responez bien solum la ley. 

Sannz manace n sereroent 
Devez counter devant la geni 
Mein en autre ne ferrea, 

198 drtH — 149 m*. yro nmw — 159 Stani yntntot • iraemtat (tic) 


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)( 0 }( 

156 Taunt cura vous od la gent parlez. 
De li riche receverez douns, 

Les povres aidez pur Dieu amurs; 
Les biens qe vous purchacez 
160 Sagement despendez 

Hors de fole cumpaignie, 

Chier fiz, ceo vous prie. 

Nous veiura niult ore sovent 
164 Que une partie de fole gent 
Vendunt tere e tenement 
E autre chose qe apent, 

Les heritages tut entiers, 

168 E mectunt tut en deners. 

E robent les daraoiseles 
Que sunt eu chambre si bcles. 

E chatunt lur viandes, 

172 Figes e resyns e alimandes, 

Bon viu e graces owes, 

E puis après funt lur raowes 
E mocunt li despendour 
176 Qi lur fist tei honur. 

Tant cura la bours peut durer 
Àmnr de ferame poez aver; 

E quant la bourse si est dose, 

180 De femme averez une glose. 

De ceo soiez bien gami, 

Chier fiz, jeo vous prie. 

Plus ore a vous ne dirmi, 

184 Mès a Dieu vous commenderai. 
Explicit, 






NOTA. 


Del trattatello o, come meglio avrebbero detto i kkh 
stri antichi, documento di cortesia stampato qui sopra, 
diede breve notizia per la prima volta P. Meyer nel 
Bulletin de la Societé dee ancient textee francato del 1880, 
pag. 73, ragguagliando sommariamente, sebbene distinta¬ 
mente, intorno alla varia contenenza del ms. Douce 210 
della Bodleiana di Oxford, in cui esso è compreso. Di lì 
apprendiamo che il documento, di cui son riportati i primi 
nove e gli ultimi otto versi, oltre quattro in testa a modo 
di rubrica, si legge anche in altri quattro manoscritti 
d'Inghilterra: due di Oxford, i Bodleiani 9 e 425 e due 
di Cambridge, O, L 17 del Trinity College e 6. g. 1.1 del- 
TUniversità. Da quest'ultimo codice, che è dei primi del 
sec. XIV, lo stesso Meyer avendo avuto più tardi occa¬ 
sione di descriverlo minutamente nella Romania [1886] 
XV, 283 e segg. insieme cogli altri manoscritti francesi 
di Cambridge, pubblicò (ibid. p. 284) i primi e gli ultimi 
otto versi del nostro testo, che vi si legge da c. 6 11 a c. 7/ 
ed è il primo di quella vasta raccolta. Su esso codice, 
o più esattamente sulla copia favoritacene dal Meyer, 
è condotta anche la nostra stampa, la quale dunque ri¬ 
produce per la prima volta tutto intero il componimento. 
Il Meyer ebbe inoltre la bontà di rivederne la lezione 




KHK 

tenendo a riscontro le copie da lui possedute di due al¬ 
tri fra i quattro manoscritti sopra indicati, e propriamente 
il Bodleiano 9 e quello del Trinity College. Se uon che 
le differenze fra essi essendo parecchie e d'altra parte 
non potendo ora ricostruire il testo critico, ci siamo do¬ 
vuti contentare di preferire la lezione dell'uno o dell’al¬ 
tro dei due ultimi codici soltanto quando essi la offrano 
corretta in luogo di quella errata o anche soltanto poco 
probabile del primo. E qui giova avvertire che le lezioni 
recate a pié di pagina sono tutte del codice dell* Univer¬ 
sitaria di Cambridge, e che innanzi ad esse è omessa l'in¬ 
dicazione ms. quando in lor luogo sono state accolte nel 
testo quelle di uno degli altri due codici; quando invece 
precede quell* indicazione le correzioni o le emendazioni 
sono fatte senza sussidio dei manoscritti. Si aggiunga che 
i versi terzo e quarto contenenti il nome di colui in bocca. 
del quale si pongono gli ammaestramenti di cortesia, e 
che certo per questo è chiamato Urbano, mancano a tutti 
gli altri testi. 

Tutti o quasi tutti i precetti riuniti nel documento ri¬ 
tornano, se è necessario avvertirlo, qual più qual meno 
di frequente in un numero abbastanza grande di altri testi 
medievali consimili; come per ciò che concerne le cortesi* 
da tavola, alle quali anche qui è fatta larga parte (vr. 
19-50 e 95-100), avrò tra non molto opportunità di mo¬ 
strare particolareggiatamente altrove. 

L.B. 


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edizioxe DI soli Lxiv ncsruu — ri* A 
coi Tiri del cir. r. makiotti mdcccxct. 



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